De Franceschi

De Franceschi, famiglia italiana (rami) domiciliata a Moncalvo di Pisino, territorio con la forte tradizione glagolitica, dove ha lasciato il segno dal XVII al XIX sec. Secondo le ricerche di Camillo De Franceschi, i rami della famiglia provengono dalla Carnia, e discendono da un certo gismani, ministeriale del patriarca di Aquilea, ed erano piccoli possedenti feudali che usufruivano del feudo ministeriale e del proprietario del castello. I De Franceschi possedevano il castello Agrons vicino al fiume Degano, nella parte sud della valle di Gorto in Carnia. I fogli del 1467 e del 1471 testimoniano sull'investitura che Leonardus Francisci ha ottenuto dal governatore del Friuli, con l'obbligo del servizio militare.

Nel documento del 1502 viene menzionato ser Leonardus Christoforus Francisci quondam Johannis gismanus de Carnia, mentre gli archivi verso la fine della prima metà del XVI sec. menzionano un certo de Franciscus nel villaggio di Mione, sopra di Ovaro, nelle vicinanze del castello di Agrons. Camillo de Franceschi presume che questo è il ramo carnico - friulano della famiglia De Franceschi che si era stabilita a Montecalvo di Pisino, probabilmente in un periodo di migrazioni. I rami dei De Franceschi hanno generato maggiori beni e hanno raggiunto una maggiore posizione sociale di altri imigrati dalla Carnia, perché non si sono limitati solo all'artigianato e al commercio, ma espandevano il possedimento e si occupavano anche di agricoltura e di zootecnia. In tal maniera sono diventati potenti non solo nel senso economico, ma anche quello culturale nell'ambiente rurale di Montecalvo, dove, prendendo parte alla vita pubblica, economica, sociale e religiosa, diffondevano l'influsso italiano. Già nei primi anni del '700 il ramo più potente possiede una grande casa in pietra nel centro del villaggio, nota come la Casa De Franceschi. Non è possibile ricostruire completamente gli alberi genealogici di alcuni rami della famiglia. La prima menzione del cognome (ministro Zuanne de Franceschi) è del 1661, nel XVIII e nel XIX sec., il cognome diventa sempre più frequente e appare in diversi ceti sociali, diverse professioni e servizi (agricoltori, commercianti, tessitori, parrocci, notai, medici, avvocati e altri). In novembre del 1686 muore a Montecalvo Gian Battista, che nel documento dell'archivio parrocchiale viene nominato il vecchio stipite del ramo dei De Franceschi. Le fonti del 1712 menzionano Gian Battista, il parrocco a Montecalvo di Pisino, che ha preso le diffese dei contadini nella rivolta contro le imposte del luogotenente del feudatario, per la quale ragione è stato arrestato e rinchiuso nel castello di Pisino, finché non lo ha liberato il signore di Montecalvo di Pisino, il marchese de Prié. Quando a metà del XVIII sec. il Montecalvo di Pisino diventò il beneficio ecclesiastico del belgio Charles Antoine Biotz, Gian Pietro è stato nominato l'esattore delle tasse. Il suo figlio Giuseppe diventerà (1772), dopo che Montecalvo di Pisino è stato restituito al governo della mensa vescovile di Pedena, il nuovo esattore delle tasse. Molti svolgevano delle funzioni anche fuori da Moncalvo di Pisino: Sebastian e il suo figlio Gian Battista, erano notai a Pinguente e Carnia; Francesco, medico dell'università di Padova, esercitava a Montona, in altri villaggi istriano e in Carnia; Cosmo Damiano, chirurgo, laureato dell'Università a Padova; Filippo, figlio di Gian Battista, parrocco a Prvis; Gian Matteo, figlio di Gian Pietro, parrocco a Moncalvo di Pisino, canonico del duomo a Pedena e protonotaio apostolico; Gian Battista II, figlio di secondo letto di Gian Battista, tenente, combatteva nella Guerra dei sette anni, e per i meriti ottenuti Maria Teresia gli ha affidato il controllo della difesa del castello di Bribir (1752 - 71). La storia della famiglia - e soprattutto dei membri di spicco → Carla, → Camilla, → Giulia, ma anche del figlio di Carlo, Gian Pietro (1853 - 1884) - è diventata parte della storia di Montecalvo di Pisino.

 

BIBLIOGRAFIA: Camillo De Franceschi, Storia documentata della Contea di Pisino, AMSI, 1963, 10–12; C. Pagnini, In morte di Carlo De Franceschi, ibid., 1972–73, 20–21; M. Bertoša, Etos i etnos zavičaja, Pula i Rijeka 1985; Carlo De Franceschi, Uspomene, Pula i Rijeka 1989.

M. Bertoša