Seconda guerra mondiale

Seconda guerra mondiale, il conflitto militare dal 1939 al 1945 tra le forze dell'Asse o il patto d'acciaio (Germania, Italia, Giappone, Ungheria, Romania, Bulgaria, Finlandia) e gli alleati (Gran Bretagna, Francia, SSSR, Stati Uniti e altri). All'inizio della guerra l'Istria era sotto il regime fascista (Fascismo) come parte del Regno d'Italia, il quale ha già nel 1936 creato con la Germania l'Asse Berlino - Roma, e anesso l'Etiopia alle colonie in Africa (Eritrea, Somalia). All'epoca nelle formazioni italiane c'erano anche i croati e gli sloveni istriani come cittadini italiani.

In aprile del 1939 l'Italia ha occupato l'Albania. In giugno del 1940 ha attaccato la Francia, in settembre ha stretto il patto d'acciaio con la Germania e con il Giappone, e il mese prossimo ha perso nell'attacco alla Grecia. Le formazioni italiane in Africa sono entrate in Sudan, Kenia e in Egitto. Al patto d'acciaio hanno aderito anche l'Ungheria, la Romania e la Slovacchia (Protettorato di Germania), e nel 1941 la Bulgaria e la Iugoslavia. La sottoscrizione del Protocollo sull'adesione del Regno di Iugoslavia al patto d'acciaio (il 25 marzo) ha portato al colpo di stato (il 27 marzo), il che era il pretesto al Terzo Reich per l'attacco. Nell'attacco alla Iugoslavia (il 6 giugno) hanno collaborato anche le forze italiane. L'Italia ha annesso una parte della costa croata, il Gorski kotar e una parte della Slovenia, e ha occupato la maggior parte del retroterra adriatico. Contemporaneamente ha collaborato alla fondazione e alla proclamazione dello Stato Indipendente Croato (NDH) (il 10 aprile) come protettorato tedesco - italiano.

Subito dopo l'inizio della guerra è iniziata l'organizzazione della resistenza alle forze di occupazione, e il ruolo guida assume il Partito comunista della Iugoslavia. In Istria, come territorio italiano, a causa di situazioni complesse, l'organizzazione del Movimento popolare di liberazione si sviluppava con difficoltà. Il Partito comunista dell'Italia non acconsentiva all'atteggiamento dei comunisti croati e sloveni verso la lotta per l'annessione dell'Istria alla futura unione iugoslava, il che rendeva difficile lo sviluppo della rete del MPL, specialmente in alcune parti dell'Istria. I membri del PC della Croazia dal 1941 agivano con forza sulla unione della popolazione croata antifascista in un unico movimento, però la loro azione era resa difficile dalla folta rete di stazioni dei carabinieri, dei finanzi e dei soldati. Il confine tra l'Italia e la Iugoslavia era ben consolidata, il che rendeva difficile la comunicazione tra l'Istria e il retroterra. Siccome non avevano fiducia nei croati e negli sloveni tra le file delle proprie formazioni, il governo italiano gli ha allontanati dal confine già nel 1940. In quel periodo lungo il confine sono già state dislocate le divisioni Lombardia e Bergamo, da Pola è stato richiamato il 74. reggimento di fanteria, e il 57. e il 5. reggimento d'artiglieria sono stati messi in stato d'allarme. È stato introdotto il controllo del traffico postale e telegrafico, e nei comuni di confine anche il coprifuoco. In aprile del 1941 per ragioni politiche nell'esercito italiano sono stati arruolati cca 5000 istriani, indipendentemente dall'età, e sono stati inseriti in speciali battaglioni di lavoro, collocati per lo più in Italia meridonale, per rappresentare minor pericolo. Fino a marzo 1943 il numero di croati e di sloveni in tali battaglioni è salito a 25000 cca. Però nonostante tutto la resistenza si sviluppava, cosicché lo stato maggiore italiano, in giugno del 1942, ha fondato il 23. corpo d'armata per la lotta contro i membri del Movimento popolare di liberazione in Istria. Verso la fine dell'agosto del 1942 in Gorski kotar è stata fondata la Prima squadra di partigiani "Vladimir Gortan", la quale è stata subito mandata in Istria. La grande svolta nella guerra hanno portato le vicende del 1943. La capitolazione di forze tedesche e italiane in Africa (12 maggio) e lo sbarco degli alleati in Sicilia (10 luglio) hanno portato alla spodestazione del governo di Mussolini (25 luglio) e alla capitolazione del Regno d'Italia (8 settembre). In settembre in Istria inizia la rivolta generale, la quale per il suo carattere di massa non poteva essere sotto il controllo totale del Movimento popolare di liberazione. Sono stati disarmati cca 8600 soldati italiani, ai quali bisogna aggiungere anche le unità di carabinieri e di fascisti. Sotto le armi si sono trovati 10000 istriani, e dal 11 settembre è stata liberata quasi l'intera penisola, eccetto Pola, Fasana, Brioni e Dignano. Il potere viene nelle mani dei → comitati popolari di liberazione, e in alcuni luoghi dei Comitati di salute pubblica. Lo stesso mese con le → delibere di Pisino e la delibera del Consiglio regionale antifascista di liberazione popolare della Croazia, è stata proclamata l'unione dell'Istria con la Croazia, e l'Assemblea plenaria della OF Slovenia ha emanato una delibera simile per il litoraneo sloveno. A Pisino sono stati fondati Comitati regionali di liberazione popolare per l'Istria, il Comando operativo per l'Istria e → La prima brigata istriana "Vladimir Gortan", la quale attorno a Dignano combatteva contro le unità nemiche che venivano dalla direzione di Pola. Però, secondo il primo piano del comando tedesco in caso di capitolazione d'Italia, il II esercito corrazzato ha iniziato a respingere le forze partigiane. Le unità tedesche verso la fine di settembre sono arrivate sull'area tra Čabarska Polica e Klana e creato condizioni favorevoli per l'entrata in Istria. Le forze del 2. SS corpo d'armata agli inizi di ottobre del 1943 hanno sbaragliato le formazioni inesperte dell'Esercito della liberazione popolare. Le divisioni corrazzate SS "Adolf Hitler" e "Herman Göring" e la 44. e la 71. divisione di fanteria penetravano da Trieste attraverso l'Istria occidentale verso Pisino e Pola, da Fiume verso Montemaggiore d'Istria, da Pola verso Barbana e Albona. Alle forze tedesche si è aggregata la formazione italiana fascista Decima Mas. Le forze partigiane non sono riuscite a salvarsi, e nelle lotte che duravano sette giorni avevano più di 2000 periti. Le formazioni tedesche hanno ucciso cca 500 e arrestato cca 1200 civili, e hanno portato nei campi di concentramento diverse centinaia di persone e distrutto diverse centinaia di case. Il Terzo Reich ha inserito l'Istria nella formazione nuova Territorio operativo, Litorale adriatico subordinato direttamente a Berlino, e il 1. ottobre 1943 al nord Italia ha proclamato la Repubblica Sociale Italiana, alla quale non ha riconosciuto i diritti sull'Istria, come pure allo Stato Indipendente della Croazia, la quale in seguito alla capitolazione d'Italia ha proclamato nulli i contratti con il regime fascista. Nelle nuove condizioni lentamente si rinnova l'opera dell'Esercito della liberazione popolare e vengono consolidate le forze partigiane istriane nel Gorski kotar. Queste hanno a causa della liquidazione della base tedesca a Lupoglav, dell'attacco alla colonna nelle vicinanze di Sappiane e della messa in pericolo del traffico sulla linea ferroviaria Fiume - Bisterza - Castua, incitato nella primavera del 1944 le unità tedesche all'attacco, però ritirandosi in tempo, hanno minato l'azione tedesca. Per rappresaglia le formazioni tedesche hanno bruciato diversi villagi nell'Istria nord est (Vragna, Olmeto di Pinguente, Studena, Montemaggiore d'Istria Grande e Piccolo, Bergozza, Vodizze), tra i quali anche Lippa (30 aprile), dove hanno ucciso 285 civili. Nel corso del 1944 tutte le istituzioni e organizzazioni del MPL si stavano rafforzando, si rafforzano le operazioni illegali sul territorio occupato e si fondano nuove formazioni, tra le quali anche la Quarantatreesima (Istriana). In estate del 1944 era fruttuosa per il movimento, perché in quella stagione sono state conquistate le guarnigioni di Pedena, Gallignana, Sumbero, Santa Domenica, Santo Stefano e altri. Il Comando operativo per l'Istria disponeva in luglio del 1944 di quasi 5000 soldati. Però, quando il comando tedesco venne a sapere del possibile sbarco di anglo-americani in Istria, ha aumentato le proprie forze. Nella seconda metà del 1944 le forze tedesche e quelle dei collaborazionisti sotto il comando del 97. corpo d'armata in Istria sono aumentate a 30000 soldati cca (la 237. divisione di fanteria, i due reggimenti di artiglieria litorale, le 10 batterie di artiglieria della marina, i due reggimenti SS, alcuni battaglioni autonomi, il battaglione di polizia "Bozen", cca 2000 četnici (guerriglieri serbi) ai quali s'aggiunsero cca 5000 membri del Corpo d'armata dei volontari serbi e altre unità dei collaborazionisti). Sull'intera penisola queste forze compivano offensive locali, accompagnate da numerosi crimini, il che ha praticamente paralizzato l'attività dell'Esercito della liberazione popolare, le cui formazioni si sono ritirate in Gorski kotar, al Litorale croato e nel retroterra sloveno dell'Istria. Sulla penisola sono rimasti solo piccoli gruppi di partigiani. Nell'inverno 1944/1945 le formazioni tedesche hanno iniziato a praticare la tattica degli attacchi improvvisi, e solo nel parentino in gennaio del 1945 hanno ucciso 105 attivisti dell'Esercito della liberazione popolare. Nella primavera del 1945 le forze della IV Armata cominciavano ad avvicinarsi all'Istria, da Lika, Gorski kotar e dal Litorale croato, nell'ambito delle operazioni conclusive dell'Armata iugoslava. Verso la metà d'aprile le forze tedesche si sono concentrate su tutti e due i lati del vecchio confine tra l'Italia e la Iugoslavia, per impedire la penetrazione dell'Armata iugoslava in Istria e verso Trieste (operazione fiumano - triestina della IV armata), sulla linea Fiume - Clana. Durante i combattimenti a Fiume, alcune parti della 9. divisione hanno liberato Cherso e Lussino (20 e 21 IV), e la 3 brigata della 43. divisione è penetrata dal nord attraverso la Linea di difesa tedesca in Istria (20 IV). Da Cherso l'Armata iugoslava ha sbarcato sulla costa orientale dell'Istria e le avanguardie della 9. divisione sono sbarcate vicino a Bersezio (24/25 IV), e il Drappello quarnerino della fanteria della marina a Valsantamarina (29 IV). La parte maggiore di queste forze si è indirizzata verso Pola. A nord dell'Istria le tre divisioni dell'Armata iugoslava tenevano circondate il 97 Corpo d'armata tedesco (28 IV), e altre tre divisioni si sono mosse verso Trieste e hanno preso la città (1 - 2 V). La prima brigata della 43. divisione operava in Istria centrale e ha liberato Pisino (7 V). Il 97. Corpo d'armata tedesco è stato circondato, e ha capitolato vicino a Ilirska Bistrica (7 V). La maggior resistenza davano le forze tedesche a Pola, che a Musil attendevano l'evacuazione. La guarnigione è stata costretta alla resa, le forze dell'Armata iugoslava sono spuntate sull'Isonzo, il che avrà l'influsso rilevante sui negoziati di pace e sulla determinazione dei nuovi confini degli stati sulla più ampia area istriana. (Conferenza di Londra).

 

BIBLIOGRAFIA: Lj. Drndić, Oružje i sloboda Istre: 1941–1943, Zagreb–Pula 1978; D. Dukovski, Rat i mir istarski: model povijesne prijelomnice (1943–1955), Pula 2001; M. Mikolić, Istra 1941–1947. Godine velikih preokreta, Zagreb 2003; P. Strčić, Povijesna literatura o Istri u narodnooslobodilačkoj borbi, Časopis za suvremenu povijest, 1973, 3.

H. Buršić, D. Mandić, I. Duda

 

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