Istrorumeno

Istrorumeno, storico dialetto di tipo rumeno usato dagli abitanti di Seiane nella Cicceria e nei paesi della valle della Boljunčica - Šušnjevica, Nova Vas, Jasenovika, Brdo, Kostrčane, Letaj, e da qualche persona a Fiume, Abbazia, Trieste, e dagli emigrati in Australia e America (Istrorumeni).

Dall'antichità veniva parlato su un vasto territorio della penisola istriana. Di questo fatto sono testimoni i molti toponimi (per es. Fečori, plu. dell'istrorumeno  fečor: 'bambino', 'ragazzo', Katun, Kature), i cognomi (per es. Faraguna, dal rum. fara: 'senza' e guna: 'mantellina da pastore'; Poropat, da poro, dal rum. fara, istrorum. får/a/: 'senza' /è entrato nel cro. prima del XV sec., quando il fonema non slavo f è stato trasmesso con p o con v/ e pat: 'letto'; Katunarić; Licul) e gli appellativi (per es. stȑpla: 'pecora che non ha ancora figliato', secondo il rum. sterp, stearpa: 'sterile', 'infecondo', cfr. il rum. oaie stearpa: 'pecora sterile'). Stando al numero di parlanti è il più piccolo dei quattro dialetti storici rumeni: si calcola che in Istria venga parlato da cca. 250 ab. (2004). Il termine istrorumeno è di origine dotta (usato nella romanistica dal XIX sec.) e gli stessi parlanti non lo usano, bensì chiamano il proprio idioma con l'aggettivo formato dal nome del luogo di residenza:žejånski, susńevski o šušńevski, novošånski, brijånski, ecc. o dai sintagmi (cuvintå) po žejånski, (ganej) po susńevsku oppure po šušńevsku, po novošånsku, po brijånsku, ecc. Nei paesi più a sud la loro lingua viene detta anche vlåški (cr. vlaški) ovvero vlåške limbe (cr. vlaški jezik), o po vlåšku (cr. po vlašku). Gli studiosi annotano anche che gli Istrorumeni si servono dei sintagmi del tipo po naški, po nåšu, po naše con il significato di "parlare istrorumeno". Secondo delle recenti indagini (G. Filipi), però, i sintagmi di questo tipo in istrorumeno oggi indicano regolarmente il ciacavo, e si presume che, almeno nei paesi della fascia più meridionale, per i quali possediamo dei dati, fosse così anche in precedenza, poiché questi sintagmi vengono usati anche dagli Istrorumeni emigrati in America tra la I e la II guerra mondiale e anche più tardi.

In Istria è apparso tra la fine del XV e l'inizio del XVI sec. con gli immigrati dalla Dalmazia. Per questo in esso si trovano molti elementi antichi del ciacavo che non si trovano più negli idiomi autoctoni del ciacavo istriano, e che molti, soprattutto autori rumeni spesso attribuiscono, senza una verifica approfondita, a prestiti dai dialetti slavi circostanti. Ne fanno parte le parlate del Nord, sul versante settentrionale del Monte Maggiore a N-O di Fiume, a Seiane (cr. Žejane, istrorum. Žejən), e le parlate meridionali, all'estremità settentrionale e occidentale della vallata di Piana d'Arsa (Čepić polje) ossia in alcuni luoghi del comune di Chersano (Kršan). Il maggior numero di parlanti istrorumeni si trova a Seiane. Si calcola (G. Filipi, 2004) che nei paesi meridionali si servano dell'istrorumeno una novantina di persone (secondo le stime di A. Kovačec agli inizi degli anni Sessanta del XX sec. c'erano tra gli 800 e i 1000 istrorumenofoni): la maggior parte (una quarantina) si trova a Nova Vas (istrorum. Noselo o Nosela), poi (una trentina) a Šušnjevica (Susńevice o Šušńevice) e a Jesenovika (Sukodru) con i rispettivi casali, alcuni anche a Brdo (Bərda o Bərdo), Kostrčane (Kostərčån), Zankovci (Zankovci). Fino a poco tempo fa l'i. era parlato anche in altri paesi: Skitača, Trkovci, Perasi (Peråsi), Grobnik (Gromnik; l'ultimo parlante è deceduto nel 1998), Gradinje.

In confronto agli altri dialetti rumeni, l'i. è più simile al daciorumeno. Si differenzia abbastanza da tutti gli altri dialetti rum., soprattutto per gli adstrati differenti: in esso non sono presenti turcismi, a parte quelli presi dalle parlate ciacave (per es. žepu: cr. džep, 'tasca'), non ci sono neogrecismi, e non sono conosciuti nemmeno i fenomeni condizionati dalla cosiddetta lega linguistica balcanica (l'oggetto non si ripete con il pronome personale, la funzione dell'infinito non ha il sintagma da + presente, ma l'infinito, che è sempre senza a, viene utilizzato come nel ciacavo). La compenetrazione plurisecolare con gli idiomi ciacavi è la causa dei sempre più frequenti calchi e modelli lessicali e grammaticali, cosicché l'ordine delle parole si è livellato al ciacavo nel corso dei secoli, e si sono sviluppate anche due nuove categorie grammaticali: il neutro di tipo slavo (si forma con l'aiuto del morfema -o), che reprime il neutro di tipo rumeno (ambigenere), e l'aspetto del verbo (l'i. è l'unico idioma romanzo che differenzia i verbi perfettivi, durativi e iterativi che si formano con l'aiuto del morfema ciacavo). A causa dell'influsso del ciacavo in tutti i luoghi in cui si parla l'i., eccezion fatta per Šušnjevica e Nova Vas, si perde l'opposizione tra l'articolo determinativo e indeterminativo per molti sostantivi femminili con l'uscita in -e e il conseguente mutamento di questo fonema non economico in -a, con il quale si uniformano le forme per l'articolo determinativo e indeterminativo (per es. o kåpre: 'una capra' - kåpra: 'capra' cambia in kåpra o kåpra). Ci sono anche elementi che sono comuni sia per l'i. che per gli altri dialetti rum.: il lessico antico coincide in tutti i dialetti rum., la forma per il dativo è uguale alla forma per il genitivo, l'articolo determinativo è posposto, l'accento non cade mai sull'articolo e non cambia nelle forme derivate a meno che non ci siano cambiamenti fonetici. Anche l'i. presenta il rotacismo della l intervocalica che passa ad r, però il rotacismo della n in r (per es. bur: 'buono' - rum. bun; mire: 'a me' - rum. minepəre: 'pane' - rum.  pâine) sul piano sincronico lo differenzia dagli altri dialetti rum., sul piano diacronico, invece, si mette in relazione con le parlate del Maramureş. Per questo motivo alcuni linguisti rum. (Popovici, Caragiu-Marioteanu) ritengono che si sia formato a Nord del Danubio, e secondo Popovici l'i. è un dialetto daciorumeno trapiantato in Istria. Tra il dialetto i. sett. e merid. da tanto tempo non ci sono più contatti (e a causa della configurazione del territorio probabilmente non ci sono stati nemmeno nel periodo dell'emigrazione), il che starebbe a significare che si sono sviluppati indipendentemente l'uno dall'altro. Il dialetto di Seiane è più conservativo rispetto alle parlate meridionali: conserva più parole rum. (per es. cuvintå: 'parlare' a Seiane - ganej a sud; ənceleže: 'capire' - razumi o capi; oste: 'guerra' - vojske o gvere), la declinazione bicasuale sintetica, invece, è più conservata al sud. Nei paesi meridionali, comunque, si è conservato l'imperfetto (jo lukråjam: solevo lavorare) e l'ambigenere (per es. ur hrušt: 'coleottero' /Melolonthola melolonthola/ - doj hrušture a Seiane, e ur hrušt - do hrušture nei paesi a meridione). Gli idiomi meridionali, però, sono più aperti alle innovazioni linguistiche. Le differenze nel lessico dei prestiti sono molto più significative a causa delle differenti tipologie parlate nell'area di Seiane e di Piana d'Arsa (per es. tisuć: tisuću 'mille' a Seiane, e miĺår a sud). Anche gli stessi dialetti meridionali sono diversi, sia sul piano lessicale (per es. åze a Brdo, e åsteze a Šušnjevica) sia sul piano fonologico (per es. muĺåre a Šušnjevica, e muĺåra a Brdo). Fino a poco tempo fa a Šušnjevica e in una piccola parte di Nova Vas non si differenziavano i suoni ts, z, s da tʃ, ʒ, ʃ (si realizzavano prevalentemente dei suoni acuti): oggi (2004) soltanto un parlante, e molto raramente, pronuncia esclusivamente i fonemi acuti e principalmente crea un'opposizione proprio con dei suoni più addolciti e sibilanti, a parte tʃ - ts, quindi tʃ, ʒ, ʃ - ts, ź, ś, alcuni realizzano questi fonemi proprio grazie a quest'opposizione, e gli altri di Šušnjevica differenziano costantemente i fonemi acuti da quelli sibilanti. In ogni luogo è riscontrabile la tendenza di cambiare la -e finale del sostantivo femminile in -a, a parte a Šušnjevica e Nova Vas (dove questa -e aperta si conserva tenacemente), e consente l'opposizione tra il singolare e il plurale nei sostantivi che formano il plurale in -e, ma elimina l'opposizione tra gli articoli: o cåse: 'una casa' - do cåse: 'due case' a Šušnjevica e Nova Vas; o kåsa - do kåse negli altri luoghi. Nella maggior parte degli antichi sostantivi, quelli che si discostano significativamente dalle forme istrovenete e italiane, la e aperta passa solitamente a e, ma l'opposizione tra il sing. e il plu. è ancor sempre conservata, perché questi sostantivi non hanno il plurale in -e (per es. a Seiane o muĺåre: 'una donna' - do muĺer: 'due donne').  In tutte le parlate istrorumene è chiaramente evidente la tendenza di uniformare le forme per il sing. ed il plur. dei sostantivi maschili (per es. ur škåkovəc: 'una cavalletta' - doj škåkovəc: 'due cavallette'), ma nella maggior parte dei sostantivi antichi si conserva, più o meno, la forma plurale originaria (per es. ur pork: 'un maiale' - doj porć: 'due maiali').

In i. non ci sono documenti scritti. Questi idiomi si sono sviluppati al di fuori di qualsivoglia istituzione e questo è, accanto al secolare bilinguismo istrorumeno - croato, alla mancanza del folklore originale e del sentimento etnico di appartenenza rum., e alla costante regressione del numero di parlanti, la causa del cambiamento significativo del quadro linguistico di questi idiomi già dai primi decenni dopo l'immigrazione. Questi intervalli di cambiamento diminuiscono gradualmente, ed esiste il pericolo che l'i. esca completamente dall'uso; si può presupporre che si conserverà più a lungo nei paesi d'oltremare.

L'idioma rum. di Veglia, simile all'i. e parlato a Dubašnica e Poljica (Ivan Feretić, nel 1819, ha annotato il Padre Nostro e l'Ave Maria, pubblicato da S. Puscariu nel 1929), estinto dalla prima metà del XIX sec. Sono rimaste delle tracce nella toponomastica (per es. Vrhure, dal cr. vrh 'cima' e il suffisso rumeno -ure per il sostantivo plurale della forma neutra; Sekara, i. secåra: 'segale') ed un paio di nomi comuni (per es. ćura, ćuralo: 'setaccio'; puljić: 'uccello', dal rumeno di Veglia *puĺu /confermato anche in i./ dal lat. pullus (*pūllius): 'cucciolo di animale'; rum. st. pui: 'pulcino', e pasare: 'uccello'). Lo storico veneziano F. Ireneo della Croce è stato il primo ad annotare 23 parole istrorumene e sintagmi. Dopodiché molti studiosi si sono occupati di i., soprattutto dal XIX sec. Dei linguisti croati vi si sono dedicati P. Skok e P. Tekavčić, e ultimamente anche A. Kovačec. Nel 2002, nell'ambito del progetto Atlas linguarum Histriae è stato pubblicato l'Atlante linguistico istrorumeno (a c. di G. Filipi).

BIBLIOGRAFIA: R. Flora, Prilog pitanju klasifikacije istro-rumunjskog, Južnoslovenski filolog, 1961–62, 25; A. Kovačec, Observations sur les influences croates dans la grammaire istroroumaine, La Linguistique, Paris 1968; isti, Différences lexicales entre l’istroroumain du Nord et l’istroroumain du Sud, Studia Romanica et Anglica Zagrabiensia, 1981, 1–2; isti, Istrorumunjsko-hrvatski rječnik (s gramatikom i tekstovima), Pula 1998.

G. Filipi

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Literatura

R. Flora, Prilog pitanju klasifikacije istro-rumunjskog, Južnoslovenski filolog, 1961–62, 25; A. Kovačec, Observations sur les influences croates dans la grammaire istroroumaine, La Linguistique, Paris 1968; isti, Différences lexicales entre l’istroroumain du Nord et l’istroroumain du Sud, Studia Romanica et Anglica Zagrabiensia, 1981, 1–2; isti, Istrorumunjsko-hrvatski rječnik (s gramatikom i tekstovima), Pula 1998.

Slučajna natuknica

Ive, Antonio