Migrazioni

Migrazioni (lat. migratio), i cambiamenti del luogo di residenza per ragioni economiche, sociali e politiche; le immigrazioni e le emigrazioni. Nel corso della storia, a causa della posizione geopolitica, l'Istria era coinvolta in tutti i processi principali storici e migratori sul continente europeo.

Già il mito greco sugli Argonauti narra sulla comunicazione plurisecolare regione danubiana - Adriatico, e le testimonianze sulla via dell'ambra confermano l'esistenza della comunicazione e dello scambio di merci tra l'occidente e il mezzogiorno europeo attraverso l'arcipelago di Cherso e Lussino. Dalla fine del II millennio a.C. la parte maggiore della penisola era abitata dalla tribù degli → Histri, la parte a est da Arsia dalla tribù dei Liburni, il retroterra collinoso a nord est dagli Iapigi, a nord i Carni, e a i Veneti a ovest. Nel retroterra istriano è stato rilevato il materiale celtico dal IV sec. a.C. (Celti). L'inserimento dell'Istria nello stato romano, il sistema amministrativo e civile, e la romanizzazione e poi la colonizzazione (colonie, romane) hanno portato con l'immigrazione degli nuovi abitanti. Alcune emigrazioni dei popoli, a cavallo tra l'antico al medio evo, hanno lasciato le tracce anche sul territorio dell'Istria (Ostrogoti, Bisanzio, Longobardi, Franchi). Le prime irruzioni di Avari e di Slavi sul territorio dell'Istria sono state annotate tra il 599 e il 601, nel 602 e nel 611. Come dimostrano gli scavi archeologici, gli Slavi hanno popolato le aree abbandonate nell'Istria centrale e settentrionale, e da lì incominciano il secolare processo di avvicinamento e di penetrazione nelle città romane dell'Istria dell'ovest e del sud. Nel X sec. i confini della Croazia arrivavano fino ad Arsia, e agli inizi del XI sec. la strada che portava da Parenzo verso il centro si chiamava la → strada Slava. Nel XII e nel XIII sec. sempre più spesso viene citato il nome croato nelle fonti storiche delle città romane. I veneziani hanno preso in possesso l'Istria dell'ovest e del sud durante la seconda metà del XIII sec. e agli inizi del XIV sec. La crisi sociale, le guerre, le epidemie di peste e l'aggravarsi delle condizioni generali sanitarie hanno portato allo spopolamento, che ha raggiunto l'apice nel XVI e agli inizi del XVII sec. Contemporaneamente sui terreni abbandonati venivano nuovi abitanti di diverse discendenze etniche, da Carnia e dalla penisola Appeninica fino all'Albania veneziana e le isole greche, però la maggioranza dei nuovi abitanti era costituita dai profughi slavi dalle parti croate cadute sotto il potere ottomano. I processi nazional-integrativi nel XIX e agli inizi del XX sec. hanno attivato tale mosaico etnologico. La maggior parte della penisola istriana, cioè la parte liburnica a nord est da Clana e Castua a Fianona, la parte centrale, cioè il Pisinese e il Buiese, e l'altipiano della Ciceria, l'Albonese e le grandi aree del polese e del Parentino popolavano i croati. Gli abitanti autoctoni romani si sono trattenuti con la loro specifica parlata (la lingua istroromana o l'idioma istrioto) nella parte occidentale dell'Istria del sud (Rovigno, Valle, Gallesano, Sissano). Nella parte nord ovest della penisola, cioè da Capodistria, Isola, Pirano, il Buiese fino a Montona e Parenzo, prevalevano gli abitanti che usavano le parlate istrovenete. La parte interna del settentrione della penisola in maniera compatta popolavano gli sloveni. Agli inizi del nuovo evo si sono formate due enclavi: l'istrovalacca o l'istrorumena (i valacchi-morlacchi dall'area tra le Alpi Bebie e Dinariche), che si è mantenuta sui pendii a sud del Monte Maggiore, e la montenegrina a Peroi. Nella parte croata dell'Istria (includendo anche Liburnia) nel 1919 i croati erano il 47,7%, gli italiani 37,2%, i tedeschi 4,7%, gli sloveni 3,8%, e gli altri 6,5% della popolazione. Dopo la I guerra mondiale inizia il primo dei due periodi di grandi movimenti emigratorio-immigratori, che hanno cambiato radicalmente l'aspetto della popolazione della penisola istriana. La bibliografia di vecchia data, attribuiva l'emigrazione di croati e di sloveni dall'Istria dopo la I guerra mondiale alle operazioni del movimento fascista, però i contributi recenti dimostrano che il potere italiano militare-occupazionale era subitamente dal 1918 molto restrittivo verso le società sociali e culturali non italiane, e sospettoso verso gli impiegati della nazionalità non italiana. Le condizioni sono peggiorate con l'inizio delle attività delle organizzazioni fasciste, si era inserito anche il sistema amministrativo italianizzando i cognomi, mentre sono stati istituiti tribunali speciali per quelli che davano resistenza. Al tutto si è aggiunta la crisi economica globale a cavallo tra gli anni Venti e gli anni Trenta, la stasi dello sviluppo dei centri cittadini regionali (Trieste, Pola e Fiume), che prima assorbivano l'eccedenza dei lavoratori, e l'economia istriana prevalentemente agricola impreparata alla concorrenza italiana. Il tutto ha causato l'emigrazione di croati e sloveni istriani in quantità mai avvenute prima (l'esodo). Però le ricerche sull'emigrazione dei croati istriani negli Stati Uniti sono solo all'inizio, e l'emigrazione dei croati dall'Istria verso l'America Latina (come parte dell'emigrazione italiana economica) è stata praticamente ignorata. Dopo la II guerra mondiale l'Istria è stata presa dall'ondata emigrativa degli italiani. Dalla capitolazione d'Italia fino alla occupazione tedesca ai primi d'ottobre del 1943 in Istria ha avuto l'inizio la rivolta, durante la quale sono stati sterminati numerosi italiani istriani. Dopo la guerra sono state attuate le confische dei beni, le deportazioni, e numerosissimi sono stati uccisi o dispersi. Il tutto ha causato l'emigrazione degli Italiani ma anche dei croati, i quali non potevano rappacificarsi con il nuovo sistema. Dai paesi tra la linea del confine stabilito con il trattato di Rapallo (1920) e quello di Roma (1924) e la Zona B (Zona A, Zona B), l'emigrazione è durata dalla fine della guerra alla sottoscrizione del trattato di pace di Parigi con l'Italia (1947), e dal Libero Territorio di Trieste, anche per un periodo dopo il Memorandum di Londra (1954). Anche per questi eventi esistono diverse stime del numero delle persone emigrate, e nella pubblicistica italiana e nel pubblico in generale prevale il numero di 350000 persone. Le recenti ricerche demografiche stimano che dalla parte croata dell'Istria sono emigrati 116000 cca italiani e 25000 croati, cioè un totale di 141000 cca persone, e includendo Fiume e Zara da 186000 a 188000 cca persone. In totale, includendo anche le parti slovene, che erano sotto l'amministrazione italiana, si stima un numero di 220000 cca emigrati (includendo anche il numero dai 15000 ai 20000 emigrati dopo gli anni Cinquanta). Tra le due guerre dall'Istria è emigrata la maggior parte della elite croata, e dopo la II guerra mondiale è emigrata la maggioranza della popolazione italiana. Le conseguenze (la pubblica opinione, il quadro demografico, l'economia) di questi eventi si percepiscono ancora oggi su vari territori.

 

BIBLIOGRAFIA: M. Bertoša, Migracije i antagonističke grupe: starosjedioci i doseljenici između sukoba i suživota (Odrednice istarskog »modela« od XVI. do XVIII. stoljeća), Jugoslovenski istorijski časopis, Beograd 1988, 3–4; Gazophylacium (tematski broj), 1994, 3–4; M. Manin (urednik), Zbornik radova s Međunarodnog znanstvenog skupa Talijanska uprava na hrvatskom prostoru i egzodus Hrvata (1918–1943), Zagreb 2001.

M. Manin